Un attore può condurre un percorso che tenga conto di alcuni aspetti emotivi ed educativi, ma i presupposti della teatroterapia sono differenti e la formazione delle due professionalità sembra simile… Ma non lo è.

Quindi un corso di teatro non è un percorso di teatroterapia e un attore, a meno che non abbia fatto una formazione in teatroterapia, non è un teatroterapeuta.

Comprendo che dall’esterno, da utente, le differenze possono non essere comprese, anzi, addirittura molto spesso si dice che il teatro è terapeutico e sicuramente porta molti benefici, ma comunque se si parla di teatro, non si parla di teatroterapia.

Secondo la NORMA UNI 11592, il percorso del teatroterapeuta è riconosciuto dal MIUR, prevede almeno 1200 ore di formazione (tendenzialmente in 3 anni), con almeno 150 ore di tirocinio (che significa a seconda del tempo dedicato agli incontri, anche, eventualmente 150 settimane di tirocinio) e 100 ore di supervisione tecnica e clinica.

I contesti di tirocinio sono svariati e se in ambito clinico (nel mio caso ho svolto due tirocini in due comunità di recupero residenziali che si occupano dei disturbi correlati a sostanze e da addiction, un tempo chiamate tossicodipendenze) si è supervisionati da psicoterapeuti, psichiatri e si partecipa agli incontri di equipe.

Secondo la norma UNI 11592, proprio per rispetto nei confronti della professione psicologica e per evitare gli abusi di professione (che in ambito psicologico, sono continui: vedi ad esempio il caso dei counselor, talvolta dei coach e tante altre figure che si stanno sviluppano a seguito spesso di formazioni molto brevi), il teatroterapeuta, così come l’arteterapeuta, il musicoterapeuta (io sono cantoterapeuta) ed il danzomovimentoterapeuta si muovono nei contesti clinici essendo supervisionati, così come avviene nel tirocinio, da psicoterapeuti e psichiatri.

Sottolineo che la formazione degli psicoterapeuti è (solitamente, perchè in passato ci sono state altre vie che non approfondiremo oggi) quella di psicologi o medici che abbiano fatto una scuola perlomeno quadriennale in psicoterapia (nel caso dei medici, anche la specializzazione in psichiatria abilita alla professione psicoterapeutica), quindi un percorso fatto di studi universitari, tirocini, supervisioni, intervisioni e formazione continua obbligatoria… almeno decennale.

Sta anche all’etica del professionista quindi non aggiungere la parola “terapia” alla propria professione quando la formazione in tale ambito non vi è stata.

Il percorso dell’attore è sicuramente di lavoro su se stesso, ma lo è in una misura differente, senza approfondire quelle materie che in complementarietà a quelle delle figure psicologiche sono approfondite dal teatroterapeuta.

Quindi perchè aggiungere la parola “terapia” ad un percorso di “teatro” tenuto da un attore?

Perchè va di moda, perchè forse promette di risolvere qualcosa, perchè crea un’aspettativa, perchè dà rilievo? che altre risposte vi vengono?

Il problema è che sono molte le cose che non sappiamo, ma sono ancora più dannose le cose che non sappiamo di non sapere e che quindi con arroganza ci fanno muovere per il mondo senza responsabilità delle nostre azioni.

Un attore come può rendersi conto di avere fra i partecipanti al percorso persone con diagnosi psichiatriche? Un attore va in supervisione da delle figure cliniche?

Perchè un attore non può semplicemente dire di fare un corso di teatro?

Perchè chi si forma a fondo, approfonditamente… viene talvolta surclassato da chi occupa lo spazio di altri?

Chi ne paga le conseguenze della strutturazione di percorsi di teatroterapia ma… che non lo sono?

I partecipanti, spesso inconsapevoli di tutto.

Lettera di una teatroterapeuta ai partecipanti

(Lo stesso vale per un artista, per un cantante, per un ballerino o un musicista: la formazione in arteterapia, danzamovimentoterapia e musicoterapia segue la NORMA UNI11592.)

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